Paola Pasotti

“L’arte di Paola Pasotti è un’arte bambina. È l’arte dei pittori maledetti di inizio novecento, è l’arte che si trova in un discorso di Wittgestein, è l’arte che si vergogna di stare su tela ma non ha timore di abbattere i muri. È un’arte forte e gentile, punk e retrò, è l’arte che gioca con se stessa ma è profonda, abbaglia nel suo fuksia pop eppure è nera, come un abisso. Quanto può essere profondo un abisso e quanto ci si può addentrare giocando? Non importa. Basta che sia più profondo di me, dice Paola con le sue meravigliose opere.” (Saverio Montella 2020).

“Pittrice pasionaria non per destino, ma per scelta. Vive sospesa tra la necessità di esprimere e il rifiuto di esporre, come se ogni pennellata fosse una confessione troppo intima per essere ascoltata. Le sue donne, le sue muse, le sue ossessioni — sono porte socchiuse sul mistero dei pensieri dell’anima. Ma è negli occhi che la sua verità esplode. Occhi che non guardano: divorano, pregano, ricordano. Occhi che donano il proprio punto di vista all’osservatore Paola Dipinge come si sanguina: lentamente, o di getto, con pudore e necessità” (fio).

Dal 2020 Le sue personali a La Fame e al The Circle di Perugia sono sicuramente sue uscite che hanno lasciato un segno